Un signore. Questo indicavano il nome, il volto, la postura di Nino Di Leone. Un
signore di quelli maiuscoli, senza tempo ed età. Doti racchiuse nella sua minuta
corporatura, sempre attento ai gesti gentili, così lo era la sua voce: suadente
quanto una carezza. Una voce che racchiudeva il jazz americano mentre assumeva le
sembianze italiane. Parlava, suonava e cantava munito di un vocabolario musicale
fatto di tanti lemmi. Un onnivoro che ascoltava tutte le musiche con particolare
intensità e con quel fare curioso e attento che solo i veri musicofili sanno prestare.
Unico distinguo era tra "canzoni belle" e "canzoni brutte", quest'ultime inquadrate
in quelle in cui la melodia, la musicalità venivano accantonate in favore dei testi.
Il patrimonio non solo musicale pugliese era custodito nella sua inossidabile memoria,
sempre pronta a dispensare ricordi, aneddoti già dalla seconda guerra mondiale.
Una passione che non si è mai incrinata, tanto che nel 2006 mercé la Fo(u)r Records,
lasciò ai posteri un disco entusiasmante non solo per un canzoniere d'antan, ma
soprattutto per la passionalità che esalta ogni singola nota suonata al pianoforte
da Nino e accompagnata dai suoi sodali, tra i quali suo figlio Guido al quale ha
trasmesso amore, passione e professionalità. Brani d'altri tempi, che spesso fanno
parte del repertorio di jazzisti e non sparsi in Italia, ma che nelle mani e nella
voce di Nino suonavano limpidamente originali, autentici. "Sweet and lovely",
"Teresa non sparare", "Le donne", "There will be another you", "Maramao",
"Vivere" (amata da Benito Mussolini fino allo spasimo, tanto da
farla suonare ben ventisette volte di seguito all'orchestra di Nello Di Geronimo),
"On The Sunny Side Of The Street" e tante altre: ben ventisette brani in scaletta
per un titolo simbologico "Quel che non si fa più", alias fumo, donne, whisky
e swing.
La sua voce, il suo tocco pianistico, il suo sense of humor fanno parte di
quel passato che ogni uomo del futuro vorrebbe saper fare.
Nino Di Leone l'8 dicembre avrebbe compiuto ottantotto anni. E' andato via al par
suo: in punta di piedi nella notte tra il 28 e il 29 agosto.
Mi sia consentita una personale divagazione. Nonostante conoscessi Nino da tanti
anni, anzi il Maestro come con coscienza l'ho sempre chiamato malgrado le sue affabili
e garbate insistenze, avevo preso a dargli del tu solo nel giugno scorso.
Buon viaggio, Nino. Con tanta musica, quella buona. Quella che volevi sentire tu.