Jazzitalia - Recensioni - Omer Avital Qantar: New York Paradox
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Omer Avital Qantar
New York Paradox



Zumzama Records/Incipit (2020)

1. Shabazi 07:05
2. Zohar Smiles 07:26
3. New York Paradox 07:59
4. Just Like the River Flows 09:09
5. It's All Good (Late 90s) 05:14
6. Today's Blues 06:13
7. C'est clair 07:22
8. Bushwick After Dark 06:34

Asaf Yuria - tenor and soprano saxophone
Alexander Levin - tenor saxophone
Eden Ladin - piano
Omer Avital - double bass
Ofri Nehemya - drums


Omer Avital, contrabbassista con una solida carriera alle spalle, pubblica "New York Paradox" come summa di un percorso che l'autore ha effettuato in quasi venti anni nella città americana provenendo da Israele. Quel che colpisce, senza dubbio, è l'amalgama del quartetto in grado di raggiungere vere simbiosi ottenute non solo per affinità ma anche per modus vitae. I 4 componenti, Qantar, vivono infatti tutti a Brooklyn come una comunità e trascorrono molti momenti di vita insieme, oltre a quelli musicali. Quindi dopo tre anni di prove, concerti dal vivo in tutto il mondo, hanno registrato il songbook del contrabbassista che ha anche aperto il suo studio e club (Wilson Live!) nel quale cerca di liberare tendenze musicali di ispirazione per chi vi partecipa così come l'avvio della Zamzama Records, sua nuova etichetta per la quale questo album è stato pubblicato, in collaborazione con la jazz&people.

Le composizioni sono tutte firmate dal leader il quale ha selezionato una serie di brani rappresentanti del percorso effettuato dal 1992, anno in cui giunge a New York, fino ad oggi.
Le ispirazioni sono quindi di vita e culturali allo stesso tempo, come "Shabazi", dedicata ad un poeta Yemenita, e che presenta i tipici suoni del jazz di matrice israeliana con intrusione evidente dell'hard bop contemporaneo newyorkese. Di simile fattura è anche la title track "NY Paradox" che descrive l'impatto del giovane Avital appena approdato a New York da Israele.
 
Dedicata la figlio ed ai suoi sorrisi, "Zohan Smiles" si rivela una dolce ballad in cui l'intreccio del tenore e del soprano risulta particolarmente efficace. Il batterismo di Ofri Nehemya fornisce un imprinting sonoro oltre che ritmico che fornisce spazio e sostegno al tempo stesso a tutti i solisti. Questo lo si nota in brani come "C'est Clair" basati su un incessante andamento che si ritrova anche in "Today's Blues", un blues con un bridge ben armonizzato e scevro dall'uso di orpelli canonici. Più "tradizionale" il blues minore "Bushwick after dark" in cui il voluto pathos è riferito alla perdita della mamma di Omer Avital.

Non manca lo swing più tipicamente da club della Grande Mela, come "Just like the river flows", brano strutturato in sezioni ma ognuna basata su una portante straight-ahead arricchita da eccellenti unisono dei fiati.
Un richiamo ad "All the things you are" è nel brano "It's all good" nato alla fine degli anni '90 in un periodo in cui la musica di Avital ebbe uno stop dovuto ad un cambio di interesse e cultura, come l'avvento dell'hip-hop e l'ampio utilizzo del groove, che a New York cominciò ad imporsi.

In conclusione un album davvero piacevole all'ascolto, fluido, denso di ottimi spunti e varietà stilistiche, incline ad un sound multietnico ma con una forte connotazione tipica delle band odierne newyorkesi, il tutto sostenuto dall'eccellente livello tecnico e d'insieme dei musicisti.

Marco Losavio per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 03/05/2020

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