Jazzitalia - News: Successo di critica e pubblico per il concerto celebrativo del quarantennale della scomparsa di Duke della Big Band Swingtime in scena al teatro delle Arti di Salerno
La leggenda di Ellington secondo Antonio
Florio Successo di critica e pubblico per il concerto celebrativo del quarantennale
della scomparsa di Duke della big band Swingtime in scena al teatro delle Arti di
Salerno
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Il sipario del teatro delle Arti di Salerno, ribalta che
ha ospitato il tributo di una città che è stata definita la piccola New Orleans,
si è aperto, lentamente, sulle note di "Take the "A" train", rivelando al pubblico
i 15 elementi della Big Band Swingtime, diretta da Antonio Florio. L'emozione ha
attraversato la platea per un'immagine che l'ha catapultata sul pianeta Ellingtonia,
fatto di raffinatezze formali, armoniche e strumentali, ma sempre agganciate alla
matrice nera del blues e della tradizione afro-americana. Lo spettacolo è anche
visivo: è sempre gratificante vedere schierata una big band al gran completo, con
la first line, le ance, composta da Giuseppe Plaitano che si è diviso tra il sax
alto e il clarinetto, Francesco Florio al secondo alto, Maurizio Saccone e Umberto
Aucone al tenore, Nicola Rando al baritono, i tromboni parlanti di Alessandro Tedesco
e Raffaele Carotenuto completati da Umberto Vassallo, le invidiabili trombe guidate
dal prezioso sentire musicale di Giuseppe Fiscale affiancato da Mauro Seraponte,
re della tromba sordinata e acutista, con il solista Nicola Coppola e Stefano Minale,
la ritmica, affidata al double bass di Antonello Buonocore e alla batteria di Domenico
De Marco, il pianoforte conduttore di Antonio Perna. Suoni, riflessi, gestualità,
hanno arricchito questo concerto celebrativo, offerto alla cittadinanza nel quarantennale
della scomparsa di uno degli innovatori della musica dell'intero ‘900, che oggi
campeggia sul quarto di dollaro, Duke Ellington.
Un intenso momento musicale, questo, voluto fortemente dal commissario dell'Ept
di Salerno Angela Pace e dal suo braccio destro Ciro Adinolfi, con il patrocinio
dell'Assessorato Regionale al Turismo e ai Beni Culturali della Regione Campania,
guidato dall'On. Pasquale Sommese, unitamente all'Azienda provinciale del Turismo
di Salerno, e la collaborazione delle testate Jazzitalia e Jazzconvention, e agli
sponsor tecnici Alberto Napolitano Pianoforti, Raffaele Inghilterra e Ruotolo Service,
i quali si sono affidati per l'organizzazione all'avvocato e trombettista Michele
Toriello, ad un altro trombettista Rino Barbarulo e alla sua Associazione L'AltraArte,
ad un critico musicale flautista Olga Chieffi, ad un nome che ha scritto la storia
del sassofono a Salerno ed in Italia, Antonio Florio, che ha curato anche arrangiamenti
e orchestrazione di uno spettacolo, ospiti dei signori del teatro salernitano, Claudio
Tortora e il C.O.S., che va ad impreziosire la produzione artistica campana di questo
2014. Olga Chieffi ha scelto quindici temi "The indispensable Duke Ellington", per
raccontare, attraverso brevi note, interpretate da Lucia D'Agostino, quell'uomo
che al Cotton Club di New York suonava lo stile jungle, (ma la giungla era quella
del ghetto americano in cui la tragedia veniva cantata e imitata sonoramente dalla
grottesca sordina della tromba di Bubber Miley e dal trombone di Joe "Tricky Sam"
Nanton) e doveva trovare negli anni bellici altri stimoli, pur senza accettare il
nuovo linguaggio del be-bop.
E ancora Ellington "mediatore" di note e di suoni nella sua orchestra ed Ellington
pianista di ricco, intenso cromatismo e di singolare carica percussiva. Antonio
Florio, che si è concesso generosamente al pubblico in veste di solista, evocando
le morbide acciaccature, il sound incantevolmente terso, il fraseggio asciutto,
nervoso e agilissimo, i glissandi da delirio, di Johnny Hodges al sax alto, in Prelude
to a Kiss, per poi passare al suo strumento d'elezione, il sax tenore, per un Take
the "A" train, inconfondibile per la sua seducente luminosità, facendo sì che l'anima
"nera" del jazz, quella più emotiva ed istintiva, si sposi con la precisione della
sua sopraffina tecnica classica, e il baritono per schizzare, sulle tracce di Harry
Carney, una splendida settantanovenne nel fiore degli anni "Sophisticated Lady".
Magistrale la concertazione della band che ha risposto ad ogni "chiamata" del suo
direttore, divertendosi: variazioni di volume e timbro che sono nate dalla superlativa
batteria del giovane Domenico De Marco, e dal contrabbasso di Antonello Buonocore,
intento ad ogni istante a sostenere, suggerire, compattare una solida piattaforma
per i solisti che hanno interpretato Black & Tan Fantasy ed Echoes of Harlem banco
di prova per i tromboni di Alessandro Tedesco e Lello Carotenuto, il bel cimento
orchestrale di In a Mellow tone, con in luce la tromba di Nicola Coppola, Caravan,
Across the Track Blues e Launching Pad, brani che hanno salutato l'invenzione in
stile di Giuseppe Plaitano, in stato di grazia sia al clarinetto che all'alto, mentre
a completare la raffinata scaletta temi immortali quali "In a sentimental mood",
"Mood Indigo", il sacro verbo dello swing, "It don't mean a thing", e ancora "C
jam Blues", "Satin doll" e "Oclupaca". Applausi scroscianti per tutti e un entusiasmante
"The Hawk Talks", un virtuosistico duel tra ottoni e ance.