The Indispensable Duke Ellington: questa sera al Teatro delle Arti di Salerno concerto celebrativo del quarantennale della scomparsa di Ellington-

The Indispensable Duke Ellington
Questa sera, 18 dicembre, alle ore 21, il Teatro delle Arti di Salerno ospiterà
il concerto celebrativo del quarantennale della scomparsa del grande compositore
e band leader, nato dalla collaborazione tra l'Associazione L'Altraarte e l'Ente
Provinciale per il Turismo di Salerno
The Big Band Swingtime:
Sax: Giuseppe Plaitano alto e cl. Francesco Florio Alto Maurizio Saccone e
Umberto Ancone Tenore Nicola Randi Baritono
Trombe: Giuseppe Fiscale Mauro Seraponte Nicola Coppola e Stefano Minale
Tromboni: Alessandro Tedesco Raffaele Carotenuto Umberto Vassallo
Piano: Antonio Perna Contrabbasso Antonello Buonocore Batteria Domenico De Marco
Conductor Antonio Florio
Il 2014 è l'anno del quarantennale della morte del compositore, pianista, band-leader,
musicista che in sessant'anni di attività ha prodotto circa 1200 composizioni, consistenti
in centocinquanta ore di musica personalissima, riconoscibile alle prime battute,
spesso toccata dal soffio della poesia, aristocratica e popolare, colta e disimpegnata,
lirica ed effervescente, impossibile da definire in tutte le sue sfaccettature,
certamente la più fulgida testimonianza dell'arte nero-americana del nostro Millennio.
L'Associazione L'Altraarte, diretta dal trombettista Rino Barbarulo, supportata
dall'Ente Provinciale del Turismo di Salerno, nella persona del Commissario Dr.ssa
Angela Pace, con il patrocinio dell'Assessorato Regionale al Turismo e ai Beni Culturali
della Regione Campania, guidato dall'On. Pasquale Sommese che ha accordato il patrocinio
all'iniziativa, condividendo la scelta operata dall'E.P.T. di Salerno che pienamente
si inquadra negli obiettivi programmatici della Regione, unitamente all'Azienda
provinciale del Turismo di Salerno, e la collaborazione delle testate Jazzitalia
e Jazzconvention, e agli sponsor tecnici Alberto Napolitano Pianoforti, e Raffaele
Inghilterra, ha inteso onorare il genio statunitense evocando il sound della sua
inimitabile orchestra, proponendo un percorso musicale tracciato dal critico musicale
Olga Chieffi e affidato alla Big Band Swingtime composta dai canonici 15 elementi
diretti dal M° Antonio Florio, tutti appartenenti al grande e preziosissimo vivaio
campano, nel corso di una serata evento che si svolgerà al Teatro Delle Arti, giovedì
18 dicembre alle ore 21. Questo concerto monografico su Edward Kennedy Ellington,
presentato questa mattina, alla presenza del Commissario Angela pace da Olga Chieffi
e dal trombettista Rino Barbarulo, responsabile dell'organizzazione dell'evento,
nasce, oltre che per celebrare una quantità di musica più abbondante di quella prodotta
da Verdi o da Wagner, per sfatare ogni perplessità manifestata in campo critico
di fronte a questa sterminata produzione. E' certamente banale osservare come nel
corso della sua attività la sua arte si sia evoluta e modificata, un vero e proprio
movimento del pianeta Ellington nel cielo del jazz, i cui effetti che vengono attribuiti
alla forza centripeta o centrifuga del suo moto attorno a quel nucleo di cose in
cui viene identificata l'idea del jazz. Con i 15 temi in scaletta si offrirà il
bagaglio minimo per avvicinare la figura di Duke Ellington: band leader, autore
di songs, dagli inizi sino al 1943 quando l'uso della parola "jazz" sarebbe scomparsa
dal vocabolario suo e della band, periodo in cui l'Ellington compositore si orienta
verso forme musicali più estese di quella della tradizione jazzistica, capaci di
acquisizioni linguistiche da linguaggi musicali estranei al jazz. In un programma
di circa 90 minuti, saranno eseguiti ed illustrati temi straordinari, a cominciare
dalla sigla dell'orchestra ellingtoniana Take the "A" Train, firmata da Billy Strayorn,
per passare attraverso i segreti del celebrato "effetto Ellington", offerto dai
solisti, i quali si ispireranno filologicamente al fraseggio del clarinetto di Barney
Bigard, con l'imboccatura a New Orleans e la campana rivolta verso ogni novità,
al sax baritono di Harry Carney, al quale si ancorava l'intera orchestra, indimenticabile
in Sophisticated Lady, Ray Nance, Cootie Williams e Cat Anderson, i re delle trombe
sia aperte che sordinate, a Juan Tizol, il trombone portoricano, dallo stesso spirito
esotico di un pacchetto di sigarette Camel, dalla cui penna sono uscite Conghe e
"Carovane" e ancora all'intera sezione dei sax, guidata dal tenore di Paul Gonsalves
e da Johnny Hodges del quale verranno evocati, dallo stesso Antonio Florio i suoi
glissando da vertigine, il suo indescrivibile "scooped pitch" in Prelude to a kiss.
"Music is my Mistress" scriveva Duke e questo suo portrait schizzerà anche la Donna
ellingtoniana, domina, bride, scrubwoman, girl child, gorgeous, paragonata alle
immagini più varie, dal fiore al vulcano, dal nevischio alla matematica, ispiratrice
di buona parte del suo song-book: Black Beauty, Night Creature e sopra tutte, Sophisticated
Lady, una creatura che non possiamo permetterci di tornire e sfiorare, poiché perfetta
e giovane come settantanove anni fa. Un viaggio, questo, che passerà dal cortile
di Harlem in cui nacque il Duca, con Black and Tan Fantasy ed Echoes of Harlem,
ai grandi affreschi orchestrali, quali Satin Doll, In a Sentimental Mood, Across
the Tracks blues, Mood Indigo, C jam Blues, a cui verrà aggiunto l'Ellington dei
Festival con Launching Pad, delle suite orchestrali con Oclupaca e il senso della
scrittura classica per big band, racchiuso In a Mellow tone, eseguiti nel rispetto
assoluto degli impasti armonici, delle armonie originali, metafora del melting-pot
americano che è a sua volta metafora della nostra umanità.
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