Al via Ostinati! 2014 con “The Whammies Play The Music Of Steve Lacy” a Padova in esclusiva italiana (concerti da 14 marzo al 6 giugno) OSTINATI! 2014 (dal 14 marzo al 6 giugno)
Prende il via venerdì 14 marzo 2014 al cinema Lux di Padova la nuova edizione di “Ostinati!”, serie dedicata alle musiche contemporanee, promossa dal Centro d’Arte degli studenti dell’Università di Padova. 5 serate da marzo a giugno per una nuova panoramica su jazz sperimentale e dintorni, che vogliono documentare un ampio raggio di proposte, sia italiane che internazionali. Il primo appuntamento è dedicato alla rivisitazione del repertorio del grande sassofonista Steve Lacy, nel decennale della scomparsa. Suonerà il sestetto “The Whammies”, guidato dal sassofonista olandese Jorrit Dijkstra e in cui spiccano le percussioni magistrali di Han Bennink e il trombone di Jeb Bishop. Il 21 marzo un evento particolare. Un doppio concerto che mette a confronto due tra i trombettisti più seguiti del nostro tempo: Nate Wooley e Wadada Leo Smith. Il “Nate Wooley Quintet” è formazione tra le più brillanti di oggi; Smith invece sarà ospite del trio “Harriet Tubman”, composto da maestri quali Brandon Ross alla chitarra, Melvin Gibbs al basso e J.T. Lewis alla batteria. Si passa poi all’11 aprile, alla Sala dei Giganti al Liviano, con un prestigioso trio di musica italiana, il “D’Andrea Three”, con Franco D’Andrea al piano (vincitore recente del Top Jazz quale miglior musicista italiano del 2013), Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone. Musica americana di eccellente livello il successivo 9 maggio, con il trio del clarinettista Ben Goldberg, completato da Greg Cohen al basso e Kenny Wollesen alla batteria, a cavallo tra jazz e klezmer. Conclude il ciclo il 6 giugno il quartetto XY, altra brillante realtà della musica italiana, con Nicola Fazzini al sax, Saverio Tasca al vibrafono, Alessandro Fedrigo al basso e Luca Colussi alla batteria. ******** Venerdì 14 marzo 2014 Cinema Lux, Padova – ore 21.00 The Whammies Play The Music Of Steve Lacy Jorrit Dijkstra – sax alto, lyricon Pandelis Karayorgis – piano Jeb Bishop – trombone Mary Oliver – violino, viola Jason Roebke – basso Han Bennink – batteria Nessuno forse come Steve Lacy ha saputo creare un corto circuito virtuoso fra tradizione e avanguardia del jazz. Giovane recluta nei primi anni ‘50 a fianco di veterani del dixieland e del revival e subito folgorato dalla musica di Cecil Taylor – con cui ha collaborato in avventure sonore uniche -, Lacy ha metabolizzato ogni linguaggio di derivazione afromericana e lo ha sintetizzato nell’articolazione inconfondibile del suo sassofono soprano, tra le voci più memorabili dell’intera storia del jazz. A dieci anni dalla scomparsa, dopo un periodo di decantazione frutto quasi di incredulità, la comunità musicale del jazz ha cominciato a fare i conti con la sua opera. Un’opera che tiene insieme l’eredità di Thelonious Monk, di cui Lacy è stato il più autorevole esegeta, l’ascetismo dell’arte orientale, la forma canzone frutto della sua frequentazione con i poeti della beat generation, il blues classico, l’improvvisazione informale. Tra i suoi diversi “allievi”, il sassofonista olandese Jorrit Dijkstra ha pensato bene di costruire “The Whammies”, sestetto di sicura solidità, interamente incentrato sulle musiche di Lacy. Il Centro d’Arte lo invita naturalmente, legato com’era a Lacy fin dalle stagioni di metà anni ‘70. Ricordiamo i suoi concerti a Padova in solo, duo, trio, sestetto. Tutti splendidi. L’idea vincente di “The Whammies” è innanzitutto quella di rinunciare al sax soprano: chi avrebbe potuto misurarsi con quello del maestro? Poi quella di fondere solisti di diversa provenienza e stile, trovando un felice mix tra scuola olandese e chicagoana. E a questo proposito spicca e fa da “garante” il nome di Han Bennink, altro “numero primo” delle percussioni, partner artistico di Lacy in innumerevoli occasioni. Attorno alla sua competenza giostrano il superbo trombone di Jeb Bishop ed il robusto contrabbasso di Jason Roebke, entrambi del “giro” di Chicago, il piano di Pandelis Karayorgis (greco trasferito a Boston nel 1985), il violino e la viola di Mary Oliver, californiana e olandese di adozione, fino al succitato Dijkstra al sax alto e lyricon, che coordina l’ensemble. “The Whammies” hanno inciso già due ottimi cd per la nuova etichetta indipendente Driff Records, con un repertorio che copre quasi l’intera gamma espressiva della poetica di Lacy, indagandone sia l’aspetto ludico e ironico che quello radicale e misterioso. “The Whammies Play The Music Of Steve Lacy” è a Padova in esclusiva italiana.
******** Venerdì 21 marzo 2014 (doppio concerto) Cinema Lux, Padova Ore 21.00 Nate Wooley Quintet Nate Wooley – tromba Josh Sinton – clarinetto basso Matt Moran – vibrafono Eivind Opsvik – basso Harris Eisenstadt – batteria Un gruppo tra i più freschi e creativi nati da qualche anno a NY in prima italiana a Ostinati! Nate Wooley si colloca tra i trombettisti più eclettici di questi anni, riuscendo a sintetizzare le asperità tortuose di un Bill Dixon con le escursioni virtuose di un Dave Douglas. Il suo stile strumentale è mutevole : condivide le più estreme ricerche sul suono amplificato e sull’astrazione assoluta ma si misura anche con la memoria boppistica del jazz, nonché con i linguaggi più attuali. Sperimentatore per natura, è anche un fine compositore per vari organici. Nate Wooley è nato nell’Oregon 40 anni fa, ha iniziato a suonare a 13 anni, si è trasferito a New York nel 2001. Qui si è subito inserito nel circuito della musica sperimentale, riuscendo a suonare a fianco di maestri quali Zorn, Braxton, Frith e crescendo a fianco di coetanei come Peter Evans (altro trombettista primo della classe), Chris Corsano, Mary Halvorson. Attivissimo, Wooley ha già partecipato, o come leader o come collaboratore, a una settantina di album. Le situazioni musicali più stabili lo vedono direttore del quintetto (a volte sestetto), in duo col percussionista Paul Lytton, nel quartetto di Daniel Levin e nel gruppo Canada Day di Harris Eisenstadt. Il quintetto di Nate Wooley combina differenti piani sonori, in cui si alternano la riflessione lirica, il caos controllato, l’interesse per il contrappunto e la contonua variazione ritmica. Uno sguardo estetico che visita sia la tradizione del jazz che quella europea. Con una propensione libertaria, comune alla musica attuale di New York e di Brooklyn in particolare. Josh Sinton è clarinettista e sassofonista versatile, formazione a Chicago, allievo di Steve Lacy e Ran Blake – tra gli altri – , attualmente in forza anche nella Darcy James Argue’s Secret Society e altre band. Matt Moran (vibrafono) ha studiato al New England Conservatory ed è stato allievo di Mat Maneri. Attualmente è impegnato nel Claudia Quintet e con diversi gruppi di musica balcanica; ha lavorato in passato con Butch Morris, Ellery Eskelin, Frank London. Eivind Opsvik, contrabbasso, è leader di proprie formazioni e ha suonato i progetti di Tony Malaby, David Binney, John Escreet, tra gli altri. Infine Harris Eisenstadt, batterista ma soprattutto compositore e leader di Canada Day, formazione molto apprezzata, così come del September Trio, che comprende Ellery Eskelin e Angelica Sanchez.
******** Venerdì 21 marzo 2014 (doppio concerto) Ore 22.00 Harriet Tubman + Wadada Leo Smith Wadada Leo Smith – tromba Brandon Ross – chitarre, banjo Melvin Gibbs – basso JT Lewis – batteria Dopo oltre un decennio di attività, il trio Harriet Tubman (Brandon Ross, Melvin Gibbs, J. T. Lewis) sta trasformando il suo lavoro, invitando all’interno del progetto amici musicisti di prestigio, con cui condividere idee, avventure speciali. Era successo in occasione dell’incisione di “Ascension”, con l’allargamento del gruppo a Ron Miles, DJ Logic e DJ Singe. Ancora, lo scorso anno, l’invito è toccato a Cassandra Wilson, per un tour molto apprezzato. Ora, ecco il quartetto con Wadada Leo Smith, figura cardine della musica di ricerca contemporanea, a coronare il sogno di una musica senza confini, fissata anche su cd, disponibile a breve. Il nome del gruppo coincide con quello della grande attivista afroamericana dell’ 800, una donna che fu all’avanguardia nelle lotte contro la schiavitù, protagonista della guerra di Secessione (vedi hkyson.wordpress.com/2009/09/27/harriet-tubman-2/). Il trio ha sempre lavorato a corrente alternata, dati i numerosi impegni paralleli dei tre componenti, ma ha mantenuto uno stile integro, lontano dalla spettacolarità classica della formula chitarra/basso/batteria, interessato invece alla sperimentazione di linguaggi ibridi, a cavallo tra psichedelia, blues hendrixiano, free jazz. Brandon Ross è chitarrista di grande esperienza, capace di flettere il suo stile sottile a vantaggio di musiche lontanissime. Ha suonato infatti nei gruppi di Henry Threadgill ma anche con Me’Shell e Lizz Wright; con Muhal Richard Abrams o con Kip Hanrahan, oppure con Archie Shepp, ed ha inoltre diretto i più felici gruppi di Cassandra Wilson. Ora guida il quartetto Blazing Beauty. Altrettanto versatile è il bassista Melvin Gibbs, noto dapprima come elemento della Decoding Society di R. S. Jackson, dei Defunkt e della Rollins Band, poi come produttore di album di Arto Lindsay; ma anche collaboratore di C. Veloso, Marisa Monte, J. Zorn, S. Sharrock, tra gli altri. Ha pubblicato a suo nome “Ancients Speak”, nel 2009. J. T. Lewis era nella line-up originale dei Living Colour e ha suounato con decine di artisti tra cui D. Pullen, H. Threadgill, H. Hancock, S. Turrentine. V. Williams, M. Ribot. Attualmente è co-leader della band Socialybrium. Wadada Leo Smith è stato tra i principali protagonisti della AACM di Chicago. Ha fondato negli anni 60 un trio con Anthony Braxton e Leroy Jenkins. In seguito si è distinto come trombettista inconfondibile e compositore originale. Ha inciso decine di album come leader, con il New Delta Ahkri e con il Golden Quartet. Finalista al recente Pulitzer Award per la musica come autore dell’opera “Ten Freedom Summers”. E’ inoltre leader di “Organic”.
******** Venerdì 11 aprile 2014 Sala dei Giganti al Liviano, Padova – ore 21.00 Franco D’Andrea Three Franco D’Andrea – piano Daniele D’Agaro – clarinetto Mauro Ottolini – trombone La formula con cui il maestro D’Andrea torna a suonare al Centro d’Arte (dopo ben otto anni..) è davvero raffinata : un trio da camera condotto assieme a due solisti tra i più brillanti in circolazione, D’Agaro e Ottolini. Un trio che fonde le caratteristiche peculiari della musica di D’Andrea con il suo interesse da sempre coltivato per la tradizione e gli standards. In questo senso è esplicito l’organico strumentale, timbricamente votato a rielaborare un linguaggio primigenio e a rivelarne l’assoluta modernità. Il “Three” è una formazione laterale rispetto ad altre, non è infatti documentata su cd, se non come parte del sestetto del pianista; eppure non è meno importante, specie se si vogliono cogliere le sottigliezze interne e i chiaroscuri di una musica solitamente complessa e ritmicamente viva. Il repertorio di D’Andrea, così come testi, ad esempio, di Ellington o Mingus, si asciugano attraverso una netta e solida qualità melodica, che apre però alla digressione e al contrappunto dialogante, sviluppando il lavoro già elaborato in “Round Riff & More” una decina d’anni fa, allora con Fabrizio Bosso e Gianluca Petrella. Temi di immediata leggibilità, insistenza su riff scattanti, libera improvvisazione, senso del blues, ecco sintetizzata la musica del D’Andrea Three. Impossibile riassumere la carriera di Franco D’Andrea. Senza tema di smentite, si tratta di un musicista tra i più grandi dell’intera storia del jazz europeo. Dagli inizi con Nunzio Rotondo, all’avventura con Gato Barbieri, dal Modern Art Trio al Perigeo; e poi, i fondamentali trii e quartetti, i gruppi con Rava, fino all’attuale felice stagione che lo vede pubblicare per i tipi della Gallo Rojo Records. Dai primi anni 60 ad oggi, Franco D’Andrea è garanzia di rigore artistico, ricerca continua di nuove soluzioni, tecnica magistrale. Daniele D’Agaro, sassofonista, clarinettista e compositore ha per diverso tempo frequentato la scena jazzistica olandese ed ha collaborato con diversi suoi protagonisti. Da molti anni di nuovo in Italia, dirige The Adriatics Orchestra, un quartetto e un quintetto. Ha inciso in più occasioni con solisti d’avanguardia di Chicago, con Han Bennink, in duo con il pianista Alex von Schlippenbach. Mauro Ottolini è nel pieno della creatività : trombonista a cavallo tra tradizione e innovazione, leader dei trascinanti Sousaphonix, del trio Cagliostro, arrangiatore per Enrico Rava nei progetti su Michael Jackson e Lester Bowie, a fianco anche di Capossela, Bearzatti, Giovanni Guidi, tra gli altri.
******** Venerdì 9 maggio 2014 Cinema Lux, Padova – ore 21.00 Ben Goldberg Trio Ben Goldberg – clarinetti Greg Cohen – basso Kenny Wollesen – batteria La figura del clarinettista e compositore Ben Goldberg (che torna a Ostinati! a distanza di un anno dal duetto con Myra Melford) è legata principalmente all’esperienza del New Klezmer Trio, formazione molto influente negli anni 90 per il folto gruppo di musicisti americani di origine ebraica che sperimentava sia a New York che nella West Coast. Il trio che presentiamo è sostanzialmente l’erede di quegli stimoli e prosegue in profondità l’indagine su musica ebraica, jazz e improvvisazione. Se oggi possiamo dare per scontata la presenza del klezmer nell’ampio spettro sonoro della musica americana innovativa, ciò si deve in buona parte all’attività pionieristica di Goldberg che, dopo la militanza nei Klezmorim, ha tradotto i suoi studi approfonditi nella fondazione del New Klezmer Trio, con Dan Seamans al basso e già Kenny Wollesen alla batteria. Affascinato dalle musiche di Naftule Brandwein e Dave Tarras (clarinettisti in auge nel primo novecento), Goldberg, dopo aver militato in ogni genere di gruppo in gioventù, si dedica alle radici della sua cultura musicale, con il proposito di valorizzarne gli elementi ancora attuali e d’avanguardia. Si dedica esclusivamente al clarinetto (così come il suo idolo Steve Lacy aveva scelto il sax soprano) e con il trio trova ingaggi nella Bay Area. Nel 1990 il trio incide “Masks And Faces”, ancora oggi un titolo seminale per il klezmer dei nostri giorni. Nel 1992 John Zorn chiama il gruppo a suonare nella famosa rassegna di Monaco di Baviera “Radical Jewish Culture”, essendo attratto da questo nuovo stile. In seguito lo stesso Zorn dichiarerà la filiazione diretta del suo progetto Masada dal New Klezmer Trio e favorirà l’attività discografica di Goldberg producendo diversi suoi album nel catalogo Tzadik. Eccellente clarinettista, di recente Goldberg è tornato anche al jazz più tradizionale, incidendo ad esempio con Joshua Redman e Marty Ehrlich, oppure alla musica da camera, in duo con Myra Melford e nel gruppo Tin Hat. I compagni di viaggio di Goldberg sono esponenti ben noti e apprezzati della scena della East Coast. Hanno suonato in innumerevoli contesti. Greg Cohen è stato bassista del quartetto Masada (con Zorn, Douglas e Baron) e del quartetto di Ornette Coleman; ha inciso otto album con Tom Waits e collaborato con Dave Douglas, Laurie Anderson, David Byrne. Kenny Wollesen dal 2000 in avanti è batterista nei gruppi di Bill Frisell, componente stabile dei Sex Mob, ha partecipato a diverse “conductions” di Butch Morris, ha inciso ben 30 dischi con John Zorn, con cui lavora dal vivo nel
******** Venerdì 6 giugno 2014 Cinema Lux, Padova – ore 21.00 Nicola Fazzini – sax alto Saverio Tasca – vibrafono Alessandro Fedrigo – basso acustico Luca Colussi – batteria XYQuartet Tra le formazioni italiane più personali di questi anni, il quartetto XY inizia ad occupare un posto di rilievo. Nato per iniziativa di Fazzini e Fedrigo, il gruppo (che comprendeva in precedenza Luigi Vitale come vibrafonista) esplora un territorio musicale aperto che, pur utilizzando strutture di base tradizionali, riserva lo spazio maggiore alla libera improvvisazione, alla relazione ritmica tra gli strumenti, alle atmosfere astratte. Il background dei quattro elementi è tale da incorporare nel linguaggio d’insieme sia la grammatica jazzistica storicizzata sia uno sguardo più contemporaneo che include cicli ripetitivi, strutture ritmiche asimmetriche, spazi indeterminati. E’ una musica urbana, dalla scorza dura, ma non ostica, che evita il lirismo melodico a favore di esposizioni affilate, angolari. In questo contesto, il vibrafono emerge come strumento chiave, o a esaltare gli unisoni o a stimolare melodie parallele, contrappuntistiche. Nicola Fazzini, sassofonista e didatta, è presenza molto attiva sulla scena triveneta e nazionale. Dopo gli studi e il diploma in sassofono ottenuto in Austria, suona con diversi protagonisti del jazz internazionale, risiede per qualche tempo a Parigi, in seguito entra nella Thelonious Monk Big Band, fonda proprie formazioni, insegna presso la scuola T. Monk di Mira e al Conservatorio di Vicenza. Alessandro Fedrigo ha collaborato con numerosi musicisti internazionali e italiani, spazia dal jazz alla musica elettronica alla musica etnica. E’ specialista del basso acustico, ovvero chitarra basso acustica, strumento senza tasti, spesso collegato ad apparecchiature elettroniche. Insegna musica d’insieme a Mira e alla “Gershwin” di Padova. Ha inciso a suo nome “Solitario”, per basso acustico solo. Saverio Tasca è tra i massimi vibrafonisti italiani, ha suonato a lungo con Franco D’Andrea (anche in duo), con l’Orchestra della Fenice; ha composto colonne sonore, si è esibito in teatro con Marco Paolini, è docente al Conservatorio di Verona. Luca Colussi ha suonato con moltissimi jazzmen e ha realizzato diverse musiche per il teatro e il cinema, oltre ad essere impegnato didatta in Friuli. E’ componente del quartetto di Nicola Fazzini e della Thelonious Monk Big Band. XY sta registrando il secondo album e ha lanciato una campagna di “crowdfunding” per finanziarne la realizzazione.
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I CONCERTI DEL CENTRO D’ARTE Per il 2014 il Centro d’Arte propone tre rassegne distinte: a febbraio ha inaugurato Paperbacks, una nuova serie incentrata sulla libera improvvisazione, mentre da marzo a giugno si terrà la nuova edizione di Ostinati!, la tradizionale rassegna che a partire dal jazz fa il punto sulle diverse tendenze delle musiche di oggi.
In aprile e maggio si aggiungono i concerti di sampl(es), una mappatura della composizione strumentale/elettroacustica attuale caratterizzata da un alto tasso di tecnologia, in collaborazione con SaMPL del Conservatorio di Padova.
**************** sampl(es) (da aprile a maggio) I concerti in collaborazione con SaMPL presentano anche quest’anno il consueto mix di riproposizione di musiche dei maestri della musica contemporanea (Berio, Maderna, Nono) con la presenza di compositori delle ultime generazioni impegnati in progetti ad alto tasso di tecnologia elettroacustica. In apertura (8 aprile) il concerto di Soari Furukawa con la “Lontananza” di Nono, un vasto lavoro per violino “caminante” dal vivo nello spazio dell’auditorium e presente in una labirintica diffusione spaziale del suono. Segue (9 maggio) il programma composto “Chemical Free (?)” un insieme strutturato di composizioni, tutte in prima esecuzione, di Nicola Sani, uno spettacolo multimediale che si vale tra l’altro di prestigiosi solisti come Daniele Roccato e Roberto Fabbriciani e della videoarte di Michele Sambin e il concerto del 23 maggio con nuove musiche di Ivan Fedele e Giovanni Albini. Entrambi i concerti di maggio fanno parte di un progetto in collaborazione con l’Università di Padova dedicato ai rapporti tra scienza e musica. In collaborazione con SaMPL – Sound and Music Processing Lab del Conservatorio “C. Pollini” di Padova
********* CENTRO D’ARTE DEGLI STUDENTI DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA via S. Massimo, 37 35128 Padova, Italy c.f. 80012860286 p.IVA 01857140287 tel. +39 049 8071370 fax +39 049 8070068 info@centrodarte.it www.centrodarte.it press@centrodarte.it – Sara Pezzato 340-8107062
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