In uscita il 3 dicembre a 20 € per Odoya cult music

Eric Nisenson
Blue
Chi ha ucciso il jazz?
prefazione di Luca Cerchiari
Quanti si troveranno in forte disaccordo con me, per favore, non mi liquidino
come fanatico, perché nel mondo del jazz c’è un numero sorprendentemente elevato
(e oltretutto in costante crescita) di persone che la pensano come me, e anche parecchi
che hanno opinioni ancor più dure delle mie.
<%=stGoogleCorpoArticolo%>Un potente “J’accuse” al jazz moderno. Nato come musica
di sperimentazione in continuo mutamento, il jazz, secondo Nisenson, a un certo
punto è morto, o meglio è stato ucciso. Primo indiziato nell’indagine, a cadavere
ancora caldo, è Wynton Marsalis che, nella ricerca del jazz autentico, non ha fatto
altro che creare un ponte non tanto con la musica del futuro, ma con quella dal
passato.
Quindi i neoclassicisti non hanno reso un servizio richiesto dal jazz hanno piuttosto
dato vita a una coazione a ripetere: si sono incartati su linee melodiche già in
precedenza frequentate dai jazzisti come Miles, Coltrane, Armstrong , Gillespy e
Ellington.
Se viene in mente la sorniona affermazione di Frank Zappa “Il jazz non è morto,
fa solo un odore un po’ curioso” non è a caso, infatti anche Nisenson parla di un
riassorbimento del jazz in altri tipi di musica: il jazz puro semplicemente non
è più rilevante.
Forse, azzarda Nisenson, l’infilarsi nel vicolo cieco della tradizione, è il
risultato di un cambiamento esistenziale dei jazzisti. Al dio denaro piacendo per
la fama retribuita basta suonare come Louis Armstrong o come quel Miles Davis che
andava a braccetto con Sartre a Parigi. Persone già libere si mettono a suonare
una musica di liberazione e ripetono gli stilemi di quello che suonava chi utilizzava
la musica come grimaldello per raggiungere la libertà.
Charlie Parker attribuiva un grosso significato all’esistenzialismo del jazz
se è vero (come è vero) che disse «La musica è la tua esperienza, i tuoi pensieri,
la tua saggezza. Se non la vivi, non ti uscirà dallo strumento».
L’attacco ai metodi del Lincoln center che privilegiavano il ritorno alla tradizione
per un genere intrinsecamente basato sull’innovazione è una scusa anche per tracciare
una particolare storia del jazz. Si può essere d’acordo o dissentire dalla provocatoria
tesi dell’autore, ma questo libro rimane un must per gli appassionati del genere,
imperdibile per un approfondimento sul jazz di tutte le epoche.
Eric Nisenson (1946-2003) celebre scrittore e critico musicale americano,autore
di diversi libri sulla storia e le grandi personalità del jazz. Negli anni Settanta
diviene grande amico di Miles Davis e ne scrivela biografia ufficiale: ’Round About
Midnight (1982). Nel 1993 segue la magistrale biografia di John Coltrane, "Ascension:
John Coltrane and His Quest". Nel 2000 appaiono "The Making of Kind of Blue",
focalizzato sull’ispirazione degli album jazz, e una biografia di Sonny Rollins
dal titolo "OpenSky: Sonny"
Ufficio Stampa
Paola Papetti
Odoya edizioni
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