In uscita il lavoro discografico della Suite di Mirco Mariottini che mette in musica le Visioni del Cristo dell'Amiata Dall’eco delle montagne, agli spartiti della musica. Dalle menzogne della storia, alla potente verità del suono.
Sarà perché l’origine da una terra naturalmente mistica, visionaria e libera, è la stessa: Arcidosso e la Maremma. Ma anche perché il bisogno di giustizia non muore mai e modifica solo i suoi linguaggi, quando ormai un tuonante messaggio, geniale e rivoluzionario, ha attraversato, modificandole, le barriere terrene.
Presentata a cominciare da Arcidosso (GR) nel 2012 e nell’estate 2013 a Volterra Jazz e al Teatro delle Rocce di Gavorrano, «Visioni in musica sugli scritti di David Lazzaretti», componimento “ecumenico” delle forme musicali firmata da Mirco Mariottini, diventa CD e consacra in musica il messaggio avveniristico di David Lazzaretti, il Cristo dell’Amiata fucilato dai Regi carabinieri il 18 agosto del 1878.
Quella stessa mattina il profeta, appena scomunicato dalla Chiesa come eretico, guidò la processione della Comune millenarista da lui fondata sul Monte Labbro, animata dalle ultime parole: “Ecco i miei cannoni sono queste dodici fanciulle vestite di bianco che precederanno la carovana, le nostre armi saranno solo la tolleranza, il perdono, la pazienza. Andiamo dunque, non temete di nulla”. Una rivoluzione pacifica, destinata a far vacillare le ragioni del potere nella storia, come le indelebili ceneri di Giordano Bruno.
E quelle frasi, naturalmente musicali, si manifestano nella vicenda sacra e profana della suite di Mirco Mariottini, maremmano come Lazzaretti, musicista di formazione classica, straordinario clarinettista jazz, compositore oltre i generi musicali. Professore a Siena Jazz (e al Cepem, la scuola di musica di Volterra Jazz, n.d.r.), nel 2010 Mariottini arrangia dei brani per i suoi allievi in vista del seminario estivo che doveva concludersi con un concerto. “Per sfuggire al caldo i ragazzi mi chiesero di cercare un luogo refrigerato e tranquillo” racconta. La scelta quasi fisiologica dell’area dell’Amiata portò alla scuola di Castel del Piano. “Aderirono alla trasferta dodici studenti”. E qui si ferma Mirco Mariottini: “sì dodici, come le dodici fanciulle di David”. E già la melodia trascendente di una profezia riecheggiava dalle montagne, come lo spartito intenzionale di un caso non abbastanza caso.
La genesi atipica della sequenza di brani prosegue con le sue incalzanti tappe fra l’ordinario e lo straordinario. “Nella scaletta del concerto conclusivo – ricorda il professore – mancava un pezzo dove ci fosse una maggiore tensione drammatica”. Solito appuntarsi le note sul cartaceo, il compositore, in un momento fugace, lascia la traccia di un’idea del brano nel computer. “Era l’unico pezzo originale, ma mancava di un testo recitato in una zona”. Prova anche con Pasolini ma, a due giorni dal concerto, ancora non aveva un testo che funzionasse. Il consiglio venne dall’amico Carlo, bibliotecario di Arcidosso, chiamato per invitarlo alla performance del 19 agosto: “mettici le ultime parole di Lazzaretti”.
Evocate dal complesso orchestrale di voci, archi, ance, pianoforte, basso e batteria, le “dodici fanciulle vestite di bianco” sposano la “carovana” del suono, e i cannoni di Lazzaretti sparano il modernissimo e coraggioso messaggio di “tolleranza, perdono, pazienza” che assume le forme di un genere oltre i generi, libero, egualitario, universale come nella suite dove musicisti sono gli stessi allievi originari, special guest il talentuoso trombettista Giovanni Falzone, voce recitante Marco Baliani. Realizzata con l’aiuto del Centro Studi David Lazzaretti, comprende anche i testi delle canzoni scritte da Toni Carli, co-autrice e voce Giulia Galliani che “invoca” la vertiginosa e avveniristica autoanalisi di “Me con te”.
Il disco, uscito in questi giorni, edito da "Caligola Records”, è per l’autore “un disco italiano”. Si espande sotto la regia ritmica del jazz e del suo grande spirito di libertà, attraversa sequenze medievali, arriva fino a punte di progressive rock, ma mantiene la semplicità diretta della canzone italiana e della sua coinvolgente carica melodica.
Dalle visioni febbrili del Cristo Dell’Amiata, eremita nelle fredde notti di una caverna di montagna, alle intuizioni “oltre” in musica di Mariottini, con un grande filo conduttore: il coraggio di mettere ancora a nudo il rapporto schiacciante tra individuo e potere, in un programma universale-esistenziale che ne “profetizzi” il sogno comune del suo superamento.
La suite contemporanea sarà presentata all’Auditorium Santa Chiara a Siena il 20 aprile prossimo, eseguita dai dodici elementi dell’ensemble, a cui si aggiunge la tromba insolitamente poetica di Giovanni Falzone. Info: http://www.caligola.it/ | cl 339 8764715.
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