
iQdB edizioni di Stefano Donno (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Alceste Ayroldi (giornalista e critico musicale) che presenta
Giuseppe Calogiuri e il suo "The Doors in direzione del prossimo whiskey bar"
iQdB Edizioni di Stefano Donno a "Le mani e l'ascolto", la rassegna al Fondo
Verri Eventi a Lecce con Alceste Ayroldi (giornalista e critico musicale) che presenta
Giuseppe Calogiuri e il suo "The Doors in direzione del prossimo whiskey bar" il
29 dicembre 2016 al Fondo Verri di Lecce in via S. Maria del Paradiso
La casa editrice iQdB Edizioni di Stefano Donno sarà presente alla rassegna "Le
Mani e l'Ascolto incontri tra parole e suoni" intorno al pianoforte ospite straordinario
della saletta dell'Associazione Culturale Fondo Verri – Presidio del Libro di Lecce.
Un appuntamento ormai consueto nel cartellone che l'Amministrazione Comunale di
Lecce promuove per le festività del Natale e del Capodanno. Sarà presentato da Alceste
Ayroldi (giornalista e critico musicale) il lavoro di Giuseppe Calogiuri dal titolo
"The Doors in direzione del prossimo whiskey bar". La musica sarà quella di Mauro
Tre. 29 dicembre 2016 ore 19, 30 presso il Fondo Verri in via Santa Maria del Paradiso
a Lecce
"Ci vuole coraggio. Sì, ci vuole molto coraggio nel chiedermi di scrivere una prefazione
a un libro su di una band degli anni '60. Perché, anche a voi che leggete, qual
è il primo pensiero che vi viene in mente? Sicuramente uno di quegli insopportabili
gruppi frikkettoni, hippie, pacifisti, lenti e insulsi sul modello di Mamas&Papas
o Jefferson Airplane (ne sono certo). Per fortuna, anche in quegli anni terribili
dal punto di vista musicale qualche luce affiorava nel buio. E, forse, una luce
più di tutte, quella di The Doors! Ed è di questa luce che questo libro vi parla.
Meglio, ve la racconta. E Giuseppe Calogiuri, conoscendo questa mia debolezza, ha
saputo trovare lo strumento e il coraggio giusto. Ma, forse, è necessario andare
per ordine… Il 4 gennaio 1967 The Doors pubblicano il loro primo album omonimo.
Non siamo in un anno qualsiasi, quel 1967 segnerà la storia degli Stati Uniti, prima,
e dell'intero mondo occidentale, poi. Già da qualche anno le forze armate di Washington
combattono lontano da casa una guerra non ufficiale. Dall'inizio del suo mandato
presidenziale, il "progressista" John F. Kennedy ha cominciato a prendere i ragazzi
del suo paese per scaraventarli dall'altra parte del mondo. The Golden One (citando
The Human League), figlio di una famiglia arricchitasi spropositatamente grazie
al commercio illegale di alcol, ha precipitato gli Stati Uniti nel fango del Vietnam.
Il suo successore, Lyndon B. Johnson, ha continuato il lavoro. Anzi, lo ha portato
alle estreme conseguenze. Il 7 agosto 1964, il Congresso americano – approvando
la H.J. Res. 1145 (conosciuta come la "Risoluzione del Tonchino") – ha consegnato
al Presidente un assegno in bianco per portare le truppe ovunque ritenesse necessario.
È l'inizio della presidenza imperiale. E' anche l'inizio, in pratica, della coscrizione
obbligatoria per i giovani americani. Quella carne fresca serve. È indispensabile
per combattere nelle paludi e nelle giungle del sud-est asiatico. Nel 1968, saranno
ben 500.000 i soldati impiegati in Vietnam (con infiltrazioni anche in Cambogia
e Laos per inseguire i charlie). In questo clima, le Università sono le istituzioni
che, più di altre, risentono della guerra. I ragazzi che "vincono" alla perfida
lotteria della coscrizione hanno solo tre scelte: 1) accettare l'arruolamento; 2)
scappare, magari in Canada (come Jack Nicholson); oppure 3) scegliere la strada
dell'obiezione di coscienza. La terza è una scelta difficile, ti mette fuori dalla
società e, per questo, ci vuole un coraggio enorme. Un campione sportivo all'apice
della carriera rifiuterà più volte l'arruolamento e il 20 giugno del 1967 sarà giudicato
colpevole di tradimento. Quell'uomo era Muhammad Ali! Una nuova strada doveva essere
trovata. E qui la musica sarà fondamentale come mezzo di aggregazione per tutti
coloro i quali volevano fare qualcosa. Il 1967 regalerà alla costa occidentale degli
Stati Uniti la Summer of Love e al Vecchio Continente la spinta alla rivolta studentesca,
che in Europa inizierà nel maggio dell'anno dopo. La scintilla partita dall'Università
di Berkeley, in California, diventerà fiamma viva in altri atenei, per trasformarsi
in incendio a Parigi. Il Monterey Pop Festival del giugno 1967 sarà il pretesto
che permetterà agli studenti di unirsi, confrontarsi e cogliere tutti i segnali
che artisti come Jimi Hendrix o The Who sputavano dal palco. Segnali che, in un
modo o in un altro, volevano dire rabbia. Beh, The Doors sono figli e, insieme,
strumento di quella rabbia e di quella società americana che è confusa e terrorizzata
dai suoi stessi leader. Una società che ha visto cadere i propri miti politici con
l'assassinio di Kennedy, o quelli sportivi, con l'arresto di Ali, e che vede, continuamente,
partire i propri ragazzi verso luoghi lontani e impronunziabili per tornare, poi,
in casse avvolte dalla bandiera a stelle e strisce. Una generazione di giovani e
adolescenti che si rifugia sempre più nelle droghe. Magari nuove droghe come l'LSD,
che aprono nuove porte. E queste porte sono quelle già narrate da William Blake
e che Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore faranno proprie
e attraverseranno con l'arroganza, l'incoscienza e la rabbia dell'età. Arroganza,
incoscienza e rabbia che non si possono non condividere e abbracciare. Abbracciare
anche da parte di chi, come me, è cresciuto con e nel punk, prima, e nella new wave,
dopo. Un triade di valori e sentimenti che tutti insieme risiedono in quella prima
prova discografica e che, qui, Giuseppe Calogiuri analizza e descrive con sapienza
tecnica assolutamente invidiabile (almeno da parte di chi crede che conosciuti due
accordi si possa e si debba formare una band!). Quello che avete tra le mani non
è un ennesimo libretto sulla band di Los Angeles, no. Sono pagine che vi faranno
fare un passo avanti sulla strada della conoscenza di un album fondamentale. Un
disco con veri gioielli. E alcuni sono gioielli sfrenatamente gotici: come non citare
la bellezza fulminante di The Crystal Ship. Pezzo che, per il chiaro riferimento
a leggende celtiche, avrebbe sicuramente fatto innamorare i membri della Confraternita
Pre-raffaellita di vittoriana memoria. Il dolore che trasuda freddo e umido da End
of the Night o l'incestuoso sangue che sgorga da The End. Pezzo, quest'ultimo, che
non può non ricordare In Cold Blood di Truman Capote e a causa del quale, soprattutto,
sono certo, il Re Inchiostro Nick Cave avrebbe venduto l'anima per poter scrivere
una murder ballad come quella. Insomma, ora basta, inutile aggiungere altro. Giuseppe
Calogiuri vi ha invitato, vi ha aperto le porte e, come avrebbe cantato Ian Curtis:
"This is the Way… step inside!" (Prefazione di Daniele De Luca)
Giuseppe Calogiuri (1978) è nato a Lecce e qui vive e lavora come avvocato specializzato
in diritto d'autore e degli artisti. Alla professione affianca l'attività di chitarrista
ed ha all'attivo un decennio di militanza nella prima tribute band salentina dei
Doors, con la quale ha portato il sound della band di Los Angeles in giro per la
Puglia. Giornalista e scrittore, tra i suoi lavori "Una buona giornata" (premio
"Corto Testo"), "Tramontana" (Lupo Editore, 2012), "Cloro" (Lupo Editore, 2016).
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