
"Aperitivo in Concerto"
Stagione 2014-2015
Ricordati: noi non invecchiamo; maturiamo!, fa dire Charles Schultz a Snoopy.
È proprio quello che "Aperitivo in Concerto" ha cercato di
fare: maturare senza invecchiare.
Sono passati trent'anni dalla prima edizione dell'ormai "storica" rassegna
promossa al Teatro Manzoni di Milano da Mediaset e da Publitalia '80 in collaborazione
con Peugeot Italia e 3 Italia e la fisionomia della manifestazione sembra essere
mutata radicalmente dai suoi inizi, dedicati interamente alla musica accademica.
Questo è vero solo in parte. Lo scopo di "Aperitivo in Concerto" è
stato sempre quello di esplorare l'inconsueto, il poco conosciuto, l'ignorato, l'inesplorato,
che si trattasse del repertorio "classico" o meno, sia attraverso interpreti di
fama che di giovani spinti dalla curiosità o dal desiderio di allargare i confini
del repertorio. Tale scopo non è mutato, né sono mutati il "valore" e il significato
di ogni programmazione: "Aperitivo in Concerto" ha scelto, attraverso
la musica, di presentare possibili risposte alle molte domande della nostra società
in velocissima trasformazione. Per trent'anni la rassegna ha voluto essere una "finestra
sul mondo", cercando di documentare l'evoluzione della cultura musicale nell'era
della cosiddetta "globalizzazione", il dialogo fra tradizioni diverse, l'affermarsi
e il diffondersi del "meticciato" (la cosiddetta "creolization", la nascita di culture
"creole", che fanno uso di materiali presi da culture diverse per costruirne ancora
di nuove), la decentralizzazione della cultura europea rispetto a un contesto in
cui soprattutto il jazz, nel Novecento, ha fatto da modello e catalizzatore per
un fittissimo intreccio fra linguaggi diversi e provenienti da ambiti lontanissimi
fra di loro. Alterità e cosmopolitismo sono stati i punti di riferimento di tre
decenni di programmazione (inizialmente e brillantemente affidata alla direzione
artistica di Hans Fazzari cui, dopo dieci anni, è subentrato Gianni Morelenbaum
Gualberto) in cui Bach si è affiancato a Silvestre Revueltas, Ernesto Nazareth o
Peter Sculthorpe, Terence Blanchard a Steve Martland, Philip Glass a Cecil Taylor
e Max Roach, Henry Purcell a John Zorn. Dalle performing arts alla danza
contemporanea, dalla musica di frontiera e di ricerca agli interpreti-icone della
nostra contemporaneità, sul palcoscenico del Teatro Manzoni sono stati rappresentati
i nostri tempi, con i loro interrogativi, le loro certezze, la loro inquieta mutevolezza,
il loro futuro ma anche i loro ricordi. Dal 1984 ad oggi è facile dire che il mondo
è molto cambiato: "Aperitivo in Concerto" ha cercato di testimoniare
e documentare nel modo più completo questi cambiamenti attraverso la creatività
senza confini o artificiose distinzioni di genere.
In trent'anni, dunque, la manifestazione ha cercato, per l'appunto, di maturare
e di non invecchiare: senza pretenziosi giovanilismi, senza inseguire trend o mode,
senza captatio benevolentiae.
La stagione 2014-2015 è importante non solo, però, per il genetliaco che segna.
Ancora una volta, la rassegna cambia, nel suo continuo sforzo di testimoniare l'evoluzione
dei nostri tempi. Se è vero che la programmazione di questa edizione ha colto l'occasione
celebrativa per ricordare la molteplicità d'interessi che ha caratterizzato la storia
di "Aperitivo in Concerto", è altresì evidente l'ulteriore allargamento
del ventaglio di esperienze.
Nella nuova edizione riscontriamo ancora una volta l'attenzione che la manifestazione
ha dedicato alle culture "altre", alle tradizioni extra-europee che nel Novecento
si sono affermate come le impareggiabili protagoniste di nuovi orizzonti linguistici
i cui molteplici filoni ancora non si sono esauriti dopo un secolo e che, anzi,
sempre di più alimentano nuove esperienze espressive anche ben al di fuori dei loro
contesti. E' il caso del jazz, causa ed effetto di un'autentica rivoluzione che
ha lasciato un segno indelebile nella crescita culturale e politica del Novecento,
portando alla ribalta tradizioni che avevano dovuto attraversare il dramma della
schiavitù, dell'emarginazione, della segregazione.
Ogni stagione, da varî anni, "Aperitivo in Concerto" rende omaggio
al jazz e, più in generale, alla Diaspora africano-americana, che ha contribuito
in modo determinante a forgiare i lineamenti culturali di tutte le Americhe, estendendo
la sua influenza in tutto il mondo e su tutta l'esperienza musicale novecentesca,
inclusa anche quella accademica. Quest'anno il Teatro Manzoni ospiterà, in una speciale
prima italiana, il nuovo quartetto di uno fra i più conosciuti artisti africano-americani
ad affermarsi a partire già dagli anni Sessanta: il sassofonista e flautista
Charles Lloyd (9 novembre), musicista ormai leggendario e che
sin dai suoi esordi ha fatto uso dell'improvvisazione jazzistica per articolare
un fitto dialogo con altre culture. Non casualmente, nella presentazione italiana
della Wild Man Dance Suite, egli sarà accompagnato anche dal liutista e lirista
greco Socratis Sinopoulos.
All'esperienza africano-americana appartiene anche lo straordinario duo pianistico
di Robert Glasper e Jason Moran (16 novembre), artisti
che oggi sono alla ribalta nel delineare il nuovo cammino della musica improvvisata
contemporanea. Moran rilegge con approccio colto quanto innovativo la tradizione
improvvisativa delineatasi a partire da compositori-improvvisatori come James P.
Johnson e Fats Waller, Glasper affonda le sue radici nel blues e nel soul per giungere
all'elaborazione di un linguaggio che si riconnette all'hip hop: il duo,
insomma, riflette l'intero spettro dell'esperienza musicale africano-americana e
lo ripropone con un infallibile e funambolico istinto creativo.
Ran Blake (1 marzo), pianista-poeta ineffabile, e il geniale
sassofonista e compositore Tim Berne (8 marzo), rappresentano
due diversi modi di guardare alla musica improvvisata. Blake (accompagnato dal trombonista
Aaron J. Hartley e dalla violinista Eden MacAdam-Somer, due suoi ex-allievi al New
England Conservatory, dove il pianista ha diretto per anni il Contemporary Improvisation
Department) destruttura l'American Songbook con visionarie riletture
degli standard che arricchisce di una miriade di interessi e collegamenti,
dall'influenza di George Russell, Thelonious Monk e Mal Waldron fino agli echi delle
colonne sonore di film noir; Berne è artista altrettanto sofisticato ed è
riuscito a dare un contributo fortemente originale all'improvvisazione contemporanea,
creando un universo di suoni strutturato con rigore compositivo ma, altresì, denso
di forti connotazioni ritmiche. A Milano Berne si presenta con il suo eccellente
gruppo, Snakeoil, e per una appassionante quanto inedita collaborazione con
il noto e benemerito Ensemble Sentieri selvaggi diretto da Carlo Boccadoro,
compositore e interprete capace di muoversi con grande intelligenza fra linguaggi
diversi e che per questa esibizione milanese ha composto un brano appositamente
per Berne, Snakeoil e Sentieri selvaggi, oltre ad arrangiare alcune composizioni
dello stesso Berne.
A proposito di "presente": nella nuova stagione "Aperitivo in Concerto" ospita alcuni
artisti europei che partendo anche dall'improvvisazione di origine jazzistica sono
approdati a nuovi lidi espressivi grazie all'impegno e alla disciplina di una ricerca
creativa ben lontana da ogni routine: il finlandese Kimmo Pohjonen (8
febbraio) non è solo un fenomenale e rivoluzionario (aggettivi in questo
caso obbligatori) fisarmonicista (è stato definito il "Jimi Hendrix della fisarmonica"),
che dal suo strumento sa ricavare suoni inusitati, effetti e melodie particolari
posti al servizio di un lirismo violentemente commovente. E' anche un compositore
innovativo e un improvvisatore capace di inchiodare un'intera platea alla sua musica
vibrante, quasi selvaggia, che coniuga improvvisazione e arcane melodie nordiche
e che parla di uno specialissimo, affascinante rapporto fra musica e Natura. A Milano
Pohjonen, anch'egli abituale collaboratore del Kronos Quartet, si presenta affiancato
dall'eccellente batterista francese Eric Echampard, strumentista di grande
virtuosismo e di non minore versatilità, capace di creare un vero e proprio tappeto
di timbri e colori sul quale si distende il canto ora selvaggiamente ritmico ora
melodicamente incantatorio della fisarmonica di Pohjonen.
Altrettanto interessante e stimolante è il Crimson Project che il
Delta Saxophone Quartet (una fra le migliori formazioni di sassofoni al mondo,
usa alla musica accademica come a quella improvvisata, con un virtuosismo letteralmente
stratosferico che è stato messo al servizio di numerosi progetti musicali di rilievo,
dalle composizioni di Steve Martland ad una strepitosa rilettura delle musiche dei
Soft Machine) presenta il 30 novembre con la partecipazione
del notevolissimo pianista gallese Gwilym Simcock: una reinterpretazione
intensa e radicalmente teatrale di alcune composizioni scritte dal chitarrista Robert
Fripp per il notissimo gruppo rock King Crimson, fra influenze jazzistiche, echi
di folklore inglese e di Miles Davis, psichedelia, sonorità oniriche, improvvise
accelerazioni ritmiche, caleidoscopici colori e improvvisazione pura. Un progetto
che ha nell'intelligenza e nella qualità strumentale eccelsa e senza pari dei musicisti
che vi partecipano un motivo ulteriore per appassionare.
Da molti anni "Aperitivo in Concerto" ospita concerti e progetti dedicati
alla tragica ma straordinaria epopea umana e culturale della Diaspora ebraica, che
ha contribuito in modo determinante all'evoluzione dell'arte e della cultura europea
e che è stata non meno importante e creativa negli Stati Uniti e in mote altre parti
del mondo. Questo interesse si è anche coniugato con la costante presenza, sia fisica
che spirituale, al Teatro Manzoni, di un autore e interprete geniale come John Zorn,
le cui composizioni hanno spesso arricchito i programmi della rassegna. Nella stagione
2014-2015 Zorn, per quanto non personalmente, è nuovamente presente, con una serie
di temi tratti dal suo Book of Angels e presentati da una entusiasmante formazione
strumentale, Zion80 (15 febbraio), guidata dal chitarrista
Jon Madof (anch'egli abituale collaboratore di Zorn, oltre a essere leader
di gruppi fra i più interessanti della cosiddetta Radical Jewish Music di
New York), che comprende alcuni fra i migliori solisti della scena Downtown newyorkese
e che fonde la estatica tradizione melodica ebraica con il trascinante afrobeat
creato dal genio musicale africano di Fela Kuti: uno spettacolo letteralmente esplosivo
per rimi, temi, colori, un'unione fra le due grandi Diaspore, una fusione "afro-semita"
di fortissimo impatto musicale ed emotivo.
Nell'edizione 2014-2015 una particolare attenzione viene data ad un altro meraviglioso
capitolo della Diaspora africana: la tradizione musicale brasiliana, infatti, sorge
da un altro melting pot, in cui la componente africana ha un ruolo primario
e preponderante all'interno di una tradizione ricchissima che saputo coniugare ispirazione
popolare, complessità ritmica, raffinatezza compositiva. E proprio con il Brasile
si apre (19 ottobre) la nuova stagione di "Aperitivo in Concerto":
il celebre violoncellista Jaques Morelenbaum, strumentista di vaglia e artista
squisito, un beniamino del pubblico italiano, presenta assieme alla moglie, l'altrettanto
nota cantante Paula Morelenbaum, e agli eccellenti componenti del Cello
Samba Trio (il chitarrista Lula Galvão e il batterista Rafael Barata), un omaggio
a un genio della composizione come Antonio Carlos Jobim, il padre della bossa
nova e autore di pagine come Garota de Ipanema, Desafinado,
Insensatez, a vent'anni dalla sua scomparsa.
Il 23 novembre si presenta per la prima volta in Italia un gruppo
brasiliano che non è fuori luogo definire eccezionale: Barbatuques è un complesso
di vocalist e percussionisti che con l'uso completamente innovativo e creativo della
cosiddetta body percussion (una pratica musicale antichissima, di tipo ritmico
che fa uso del corpo del musicista come di uno strumento, e che in Brasile è giunta
con gli schiavi africani, che hanno tramandato la tradizione di suonare con il proprio
corpo, gestire il ritmo, muoversi e creare musicalità solamente utilizzando mani,
piedi, braccia, busto, testa, voce): ogni loro concerto è un vero spettacolo di
immensa teatralità e di disinibito coinvolgimento. Amatissimi da Bobby McFerrin,
che li ha spesso voluti con sé in tournée, i musicisti di Barbatuques (reduci dall'incisione
delle musiche per il film Rio 2 – Missione Amazzonia) illustrano il corpo
come strumento musicale con grande inventiva e grande poesia, esplorando così un
altro affascinante aspetto della cultura africana-americana e che ha nell'improvvisazione
di derivazione jazzistica una naturale estensione.
Al Brasile è anche dedicato il tradizionale concerto pre-natalizio di "Aperitivo
in Concerto", con l'esordio a Milano di un grandissimo interprete, César
Camargo Mariano, eccezionale pianista, abilissimo jazzista (è stato sicuramente
il primo strumentista brasiliano a mostrarsi egualmente a suo agio con l'interpretazione
tradizionale così come con l'improvvisazione d'estrazione jazzistica, contribuendo
a creare il cosiddetto samba-jazz e offrendone un ritratto particolarmente valido,
mai oleografico, sempre sofisticato e ricchissimo di colori, accenti, particolari
inflessioni, raccogliendo e completando la lezione di artisti come Moacyr Peixoto,
Dick Farney e, soprattutto, Luiz Eça e Amilton Godoy) e forse il più grande arrangiatore
della MPB (Música Popular Brasileira), protagonista di collaborazioni storiche che
vanno da Elis Regina a Al Jarreau, da Chico Buarque a Antonio Carlos Jobim. L'esibizione
di Camargo Mariano contribuirà a rievocare con maggiore esattezza e profondità il
percorso complesso che la fusione fra jazz e musica brasiliana ha intrapreso fin
dagli anni Cinquanta e Sessanta, quando artisti americani come Stan Getz, Herbie
Mann, Charlie Byrd, Paul Winter, Bud Shank diffusero negli Stati Uniti e nel mondo
la loro interpretazione della bossa nova e del samba.
Il primo concerto del 2015 ha come protagonista una leggendaria cantante brasiliana,
Leny Andrade, definita da Tony Bennett "la Ella Fitzgerald del Brasile",
capace di fondere l'improvvisazione jazzistica con la tradizione brasiliana per
dare vita a quel samba-jazz di cui da decenni è l'incontestabile interprete vocale
per antonomasia. La Andrade è, infatti, artista di fascino eccezionale, capace di
esprimere con rigore un'intera tradizione ormai secolare, quanto di renderla modernissima
con un approccio virtuoso e raffinato, sottolineando il costante connubio fra tradizione
accademica e esuberante cultura popolare: questa chiave di lettura, che risale agli
anni Cinquanta, è stata articolata dalla Andrade sin dai suoi esordi nei club di
jazz di Rio de Janeiro, veri e propri laboratori linguistici da cui doveva scaturire
anche il fenomeno della bossa nova, cui la cantante ha dato un notevolissimo contributo.
Il Brasile è protagonista, infine, del concerto di chiusura (15 marzo),
affidato ad una fra le più grandi strumentiste sulla scena internazionale, la violinista
Viktoria Mullova, inarrivabile interprete dei capisaldi della musica accademica
e artista curiosa, instancabilmente alla ricerca di nuovo repertorio da esplorare:
con "Stradivarius in Rio" la Mullova mette il suo virtuosismo e la sua eccezionale
intelligenza di interprete al servizio di alcune fra le più preziose testimonianze
di quasi un secolo di compositori brasiliani popolari, ritratto incantevole di una
tradizione che saputo abbattere più di qualsiasi altra il muro fra cultura accademica
e cultura popolare di valore, realizzando un incessante dialogo fra culture diverse,
lo stesso obiettivo che per trent'anni si è posto la programmazione di "Aperitivo
in Concerto". Da Pixinguinha a Antonio Carlos Jobim, da Zéquinha de Abreu
a Marisa Monte, Viktoria Mullova, con i suoi eccellenti accompagnatori, chiude la
trentesima edizione della rassegna, ripercorrendo i capitoli di una vicenda musicale
e culturale che, a ben vedere, per quanto già ricchissima e inimitabile, ha ancora
tutto il futuro davanti a sé.
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