Lettera aperta: il Jazz scrive al Ministro Bray
Gentile Ministro,
nello scorso gennaio siamo stati primi firmatari di un appello "X il jazz" che in
due settimane raccolse circa 3.500 adesioni.
Nel documento si rilevava come a questa musica, che ha profondamente segnato l'intero
XX Secolo ed è ben viva nel XXI, vengano negati dalle istituzioni italiane il sostegno
finanziario e la dignità culturale di cui gode invece in ogni altro Paese europeo.
Abbiamo assai apprezzato Sue recenti dichiarazioni pubbliche in cui ha espresso
l'intenzione di mettere mano alle sperequazioni del settore musica, estendendo l'azione
del Suo Ministero oltre l'ambito lirico-sinfonico. Con rammarico però non abbiamo
registrato alcuna dichiarazione su specifiche politiche culturali per il jazz e
le musiche ad esso correlate.
Ora è chiaro che non c'è dignità culturale per il jazz senza rispetto della sua
specificità, ormai riconosciuta a livello planetario perfino dall'Unesco, che ha
istituito ogni anno un "International Jazz Day", per valorizzare non solo i suoi
alti contenuti musicali, ma anche le sue implicazioni sociali, culturali, multirazziali,
pedagogiche. Queste ultime còlte anche dal Miur, che negli ultimi anni ha creato
centinaia di cattedre jazz nei conservatori, mentre nello stesso periodo il Mibac
diminuiva i fondi già ridicolmente miseri destinati a questa musica. Col corredo,
oltretutto, di imbarazzanti dichiarazioni sull'"estraneità del jazz alla cultura
italiana", che si commentano da sé.
Tutto ciò è particolarmente grave se si considera che mai nella storia il jazz italiano
ha avuto un così alto numero di eccellenti protagonisti, e goduto di così alta reputazione
internazionale: compito delle istituzioni dovrebbe essere quello di favorire il
pieno dispiego di questo potenziale culturale e di mercato, ma all'attività all'estero
purtroppo il Mibac non riserva alcuna attenzione.
Non assimilabile né alla musica classica né a quella popolare, sia nelle modalità
espressive che nell'architettura di mercato, il jazz avrebbe bisogno di politiche
e strutture ad esso specificamente dedicate, paragonabili a quelle che esistono
in Paesi meno provinciali del nostro, quali la Francia, la Gran Bretagna, l'intera
Scandinavia, l'Olanda, la Svizzera, la Germania, la Finlandia e tanti altri.
Come recita l'appello "X il jazz", "nessun'altra espressione ha così tanto influenzato
l'universo delle arti circostanti, e se ne è fatta influenzare, in un'impressionante
varietà di orientamenti: il cinema, dai cartoons degli anni Venti fino a Woody Allen;
la danza, dal fox trot fino a Carolyn Carlson; la pittura, da Mondrian a Basquiat;
la letteratura, da Fitzgerald a Cortazar; la musica accademica, da Stravinskij a
Penderecki… Altrettanta varietà si può rintracciare nel suo destinatario sociale,
dal pubblico degli scantinati e quello dei teatri d'opera". Questo pubblico, in
Italia, non è solo molto ampio, ma anche eccezionalmente diffuso: non vi è angolo
della penisola, comprese le periferie più estreme, in cui non si svolga un festival
o una rassegna jazz. Non si vede perché a questi contribuenti, che partecipano come
gli altri al finanziamento pubblico delle attività, debba essere negato il rispetto
concesso ad altri ambiti musicali.
Confidiamo che vorrà tenere conto delle riflessioni su esposte, e Le porgiamo i migliori
auguri di buon lavoro per il suo oneroso compito.
Stefano Bollani, Paolo Fresu, Enrico Rava, Stefano Di Battista, Bruno Tommaso, Paolo
Damiani, Rita Marcotulli, Danilo Rea, Fabrizio Bosso, Maria Pia De Vito, Antonello
Salis, Ada Montellanico, Pino Minafra, Roberto Ottaviano, Roberto Gatto, Giancarlo
Schiaffini, Tiziana Ghiglioni, Gianluigi Trovesi, Ettore Fioravanti, Flavio Boltro
e molti molti altri…
|