
Master Class
Stanley Jordan
martedi 7 maggio dalle 19 alle 21, 30
presso Saint Louis College of Music, via Urbana 49 - Roma
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
info e prenotazioni: tel. 06 4870017
info@slmc.it
STANLEY JORDAN
In una carriera che ha preso il volo nel 1985 con un immediato successo di pubblico
e di critica, il virtuoso chitarrista Stanley Jordan ha sempre mostrato una personalità
camaleontica, anticonformista e fantasiosa. Che si tratti di audaci reinvenzioni
di capolavori del soul o esplorazioni dell'universo pop-rock, così come di eclettiche
sperimentazioni solistiche, Jordan riesce sempre a lasciare la sua indelebile impronta
su ogni sua interpretazione. Nel suo ultimo lavoro pubblicato dall'etichetta Mack
Avenue, intitolato "Friends", Jordan ha deciso di creare un progetto collettivo
in cui ha coinvolto appunto numerosi amici che si sono alternati al suo fianco:
i chitarristi Bucky Pizzarelli, Mike Stern, Russell Malone e Charlie Hunter; la
violinista Regina Carter; i sassofonisti Kenny Garrett e Ronnie Laws, il trombettista
Nicholas Payton, i bassisti Christian McBride e Charnett Moffett, e il batterista
Kenwood Dennard.
I risultati di questi molteplici interventi si sono rivelati veramente eccezionali,
l'album che è scaturito da queste sessioni è animato da una varietà e da una ricchezza
rara, anche per un artista poliedrico come Stanley Jordan. Ad arricchire di mille
sfumature questo disco contribuiscono sicuramente i vari musicisti, che succedendosi
uno dopo l'altro, imprimono in ogni brano la propria personalità. Ma non è da meno
la scelta coraggiosa dei brani che spaziano da rivisitazioni di Bela Bartok fino
al pop di Katy Perry, passando per un inebriante blues originale e classici del
jazz. Jordan suona anche il piano su un paio di canzoni, rivisitando il suo primo
strumento con nuova fiducia e meraviglia.
Cercare di descrivere adeguatamente ed in poche parole Stanley Jordan è impresa
impossibile o quantomeno parziale, comunque, possiamo dire che il chitarrista americano
è tra le figure più importanti ed originali della storia di questo strumento. Egli
rinnova e porta a massimi livelli una tecnica marginale, il "Touch" o "Tapping"
che gli permette un uso pianistico della chitarra.
Jordan non usa il plettro e non "pizzica", ma ora "percuote" ora "tira" le corde
fino a creare un sound in cui le linee melodiche, i contrappunti e le linee di basso
s'incrociano, danzano, come se fossero una, due, tre chitarre che suonano insieme.
Questa tecnica, in modo più o meno accentuato, la troviamo già nella storia della
chitarra (Jimmy Webster, Lenny Breau, etc) ma Jordan ne ha fatto il Suo stile e
l'ha portata alla più alta espressione finora raggiunta, mescolandola con una sensibilità
musicale, ironia ed un gusto per la melodia, che dopo anni oggi gli si riconosce,
dopo i primi tempi del "funambolismo tecnico" che gli diede fama mondiale. Dai suoi
inizi come musicista di strada a New York e Philadelphia, Jordan è stato attratto
da molti stili musicali, dal pop al jazz, alla musica classica, al blues.
Il mercato lo ha posizionato soprattutto nel mondo del jazz, ma cosa possiamo dire
di un artista in grado di mettere insieme, con grande intelligenza e musicalità,
blues e barocco italiano nella stessa frase? Dove posizionare un artista che nei
suoi concerti è in grado di portare una linea di walking bass e accordi jazzistici
con una mano, su una chitarra, mentre con l'altra, su un'altra chitarra, suona un
tema rock con distorsione e feedback? Perché è il concerto live dove Jordan dà prova
di essere capace di catturare il pubblico da solo per oltre 2 ore di concerto e
non con prove da circo fini a se stesse, come sarebbe possibile pensare per chi
legge anzi, ogni cosa è finalizzata alla musica. Jordan è artista i cui album hanno
venduto centinaia di migliaia di copie: Magic Touch (1985) ad esempio, fu uno straordinario
successo (1° nelle classifiche jazz per 51 settimane, due Grammy Nominations, Disco
d'Oro in U.S.A e Giappone). È stato artista Elektra e Blue Note (Cornucopia/1990,
Stolen Moments/1991, Best of/1998, Live in NewYork/1999)eAristaRecords(Bolero/1994).
La sua cover di "The Lady in my Life" di Michael Jackson, è ormai uno "standard"
del Contemporary Jazz "magic" di Jordan lo si dice fin dall'85 quando, allora venticinquenne,
ha pubblicato, addirittura per la Blue Note, il disco Magic Touch presentandosi
all'attenzione internazionale con una tecnica nuova per suonare la chitarra. Fino
ad allora si parlava di tapping, o per i più virtuosi di double-tapping: ma di lì
a poco fu inventato il termine two-handed tapping, intendendo con questo il tapping
fatto non più con due dita, bensì con otto. Il chitarrista americano, ha quindi
sviluppato una tecnica che lo rende unico al mondo ed ha tutti i titoli per occupare
un posto d'onore nel gotha dei musicisti viventi. Ai suoi spettacoli non si va solamente
per ascoltare, ma anche per guardare: intanto fa vibrare le corde con entrambe le
mani. Poi la vibrazione non parte solamente dalla cassa armonica, ma da una qualunque
posizione sul manico. Le mani sono assolutamente indipendenti e sembrano seguire
strade ormai completamente spianate: si inseguono lungo tutto il manico, si superano,
si incontrano e le note prodotte prendono forma, anche nelle rughe di espressione
di Jordan. E talvolta le accompagna pure con dei movimenti garbati ed armonici del
corpo. Il palco è occupato solamente da Stanley e dalla sua chitarra, o meglio sarebbe
dire dalle sue chitarre, dato che la particolare tecnica porta a pensare che di
strumenti non ce n'è solamente uno, ma almeno una coppia, e per di più, suonati
da persone diverse. Anche chi conosce perfettamente le sue composizioni fa fatica
a riconoscerle. Esse sono solo il frutto dell'estro creativo di un momento fissato
sui nastri dai registratori nelle sale d'incisione e solo quando, talvolta anche
dopo parecchi minuti dall'inizio dell'esecuzione, viene fuori il ritornello scatta
l'applauso del pubblico attento. Stanley Jordan è davvero bravo a tenere in sospeso
il suo pubblico ed in alcuni momenti si arriva perfino al parossismo, per cui l'applauso
non serve solamente a manifestare l'assenso dello spettatore, ma acquisisce una
funzione liberatoria, quasi catartica. In più, tanto per fugare ogni poco probabile
dubbio sulle sue capacità tecniche, suona il pianoforte contemporaneamente alla
chitarra, con un'alternanza delle mani da lasciare i presenti di stucco. Quasi due
ore di spettacolo non bastano di certo a saziare ogni aspettativa del pubblico che
rimarrebbe per ore ad ascoltare e vedere i mirabolanti virtuosismi del chitarrista.
Sul grado di soddisfazione però, basta vedere gli standing ovation finali, con applausi
per più di cinque minuti e l'interminabile fila per acquistare i cd con l'autografo
del genio Jordan.
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