
Roy Paci - CorLeone
Blaccahénze
Roy Paci - tromba
Andrea Vadruccii - batteria
Guglielmo Pagnozzi - sax contralto
Angelo Capelli - chitarre
John Lui - programming, chitarra
Marco Motta - sax baritono
Torna CorLeone, una delle tante anime musicali di Roy Paci,
e per molti versi la più sconosciuta al grande pubblico. Non solo jazz sperimentale
e d’avanguardia, in CorLeone trovano posto i riferimenti alla no wave newyorkese,
le grandi contaminazioni di stile di progetti come Naked City di John Zorn e Fantomas
e Mr. Bungle dell’amico Mike Patton, echi di ‘Live electric and brutal’ di Miles
Davis, l’energia allo stato puro di Mongezi Feza, la grande lezione di Lester Bowie
e il rispetto assoluto per un suo contemporaneo e amico Dave Douglas. Un background
nel quale Roy non si improvvisa. Roy inizia nel 1986, a soli 17 anni, grazie al
sestetto As Sikilli del sassofonista Stefano Maltese il suo percorso nel jazz meno
convenzionale. Seguono negli anni Zu e Trionacria, formazioni rispettivamente di
jazzcore e jazz sperimentale da lui cofondate tra il 1997 e il 2001. The Ex & Brass
Unbound e Mondo Cane, costituiscono altre esperienze importanti di questo percorso.
‘Blaccahénze’ (il titolo prelevato dal dialetto di un paesino abruzzese, Montorio
che sta a significare casino, bordello) ci lascia capire che del jazz stereotipato
c’è ben poco. La musica sin dal primo impatto suona ruvida, bizzarra, deviante e
talmente spiazzante che non tradisce le radici profonde del ‘terronismo’ di Roy
Paci. “Ho voluto fortemente registrare un secondo album dopo il primo nel 2005 “Wei
Wu Wei”, perché avevo l’esigenza di esprimere i miei nuovi orizzonti musicali, le
composizioni scritte in tutti questi anni frutto delle mie esperienze con tanti
musicisti eccezionali e di un lavoro specifico sulle mie ricerche clivotonali con
l’accostamento di strumenti musicali all’elettronica.” Roy Paci ha coinvolto all’interno
del progetto dei musicisti che hanno un’impronta musicale decisamente eterodossa,
per ottenere un impatto spiazzante e non etichettabile. Le composizioni hanno volutamente
un respiro universale grazie alle diverse tecniche d’improvvisazione non necessariamente
jazzistiche. Con questo album Roy Paci prova a trasmettere i flussi emotivi della
realtà che ci circonda che vanno dalle emozioni viscerali e struggenti della sua
terra alle asperità feroci di quest’ultimo millennio. È un succedaneo del jazz di
maniera, un laboratorio aperto a contaminazioni disparate e vicino ad un certo tipo
di musica filmica pregna di sonorità acusmatiche. Il sound di CorLeone si caratterizza
anche per la mancanza del basso elettrico, nel tentativo di esaltare le frequenze
medio-alte per ottenere un sound più tagliente, energico e d’impatto frontale.

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