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Roberto Esposito
The Decades

Workin' Label (2014)
1. Ètudes Hirondelle
2. Kalinifta
3. Ispirazione n.1 Acqua
4. Ispirazione n.2 Terra
5. Ispirazione n. 3 Fuoco
6. Biancalunaneve
7. Samba adriatica
8. Antidotum Impromptu
9. Rhapsody For Rach
10. The Decades
Roberto Esposito - pianoforte
Esordire con un disco in piano solo non è impresa da poco conto. Taluni potrebbero
pensare che sia un atto di presunzione, altri penseranno a un'emulazione. Pochi
penseranno al fatto che Roberto Esposito abbia concepito e maturato questo lavoro
in perfetta solitudine, con tanti anni alle spalle di studio, di cammino e di ricerca.
E' questo il fulcro di "The Decades", che ha dalla sua anche la numerologia.
Il giovane pianista salentino mette insieme la sua cultura classica, quella jazzistica
e la sua naturale passione per il folclore del tacco d'Italia, avvalendosi di una
sola opera già scritta nel tempo dal volgo, l'ispirata "Kalinifta", che si
dissolve negli echi di tante tradizioni quante ne ha vissuto il Salento: un vocabolario
classico che s'unisce a quello melodrammatico e che apre una pista da formula 1
al pianoforte di Esposito che disegna lunghe fughe, variazioni ritmico-armoniche,
sussulti armeni e contrappunti che meriterebbero un più approfondito esame musicologico.
Particolarmente ricchi di spunti sono le tre "Ispirazioni", lì dove il volume
sonoro viene opportunamente dosato per seguire la forma degli elementi: così "Acqua"
è agogico, agile e sinuoso; mentre "Terra" mette sulla bilancia tempeste
di note ad alto volume e grappoli di inquiete carezze; "Fuoco" è, manco a dirlo,
scoppiettante tanto da vivificare la danza della fiamma calandosi in un mood bluesy.
Esposito ha un dono: rendere all'orecchio semplici delle strutture complesse; di
parcellizzare i silenzi e le pause e di creare quelle ghost notes anche in
fase ritmica ("Biancalunaneve"). Sempre brillante, sa apparire anche scanzonato
e rilegge i tempi della samba con determinazione, nitida scansione delle note, abbellimenti
e uno swing suggerito, in accelerazione.
Esposito è rapsodico e ci mette il carico in "Antidotum Impromptu", con fortissimo
e pianissimo sempre in scena e in "Rhapsody For Rach", dove fanno capolino
i Lari Gershwin e Rachmaninoff: eccellente esempio di immersione della classica
nel jazz e viceversa.
Il brano eponimo è una song, anche l'unica, che sembra voler aprire un portale verso
un nuovo universo parallelo del pianista.
Certo è che Roberto Esposito ha una gamma diafasica ampia, audace e al contempo
rigorosa. La sua opera prima è perfettamente riuscita e merita attenzione.
Alceste Ayroldi per Jazzitalia
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Data pubblicazione: 05/12/2014
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