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Parlare di musica è come danzare l'architettura. Thelonious Monk
Non so se ho reso bene la secchezza dell'aforisma di Monk, che nell'originale suona così: TALKING ABOUT MUSIC IS LIKE DANCING ABOUT ARCHITECTURE.
Quello che trovo stimolante è che dietro il paradosso dell'abbinamento di due pratiche artistiche che sembrano elidersi nella loro lontananza -la danza abbinata all'architettura- stanno altre due arti che spesso si è affermato non possono sposarsi: la musica, la parola. Ma è poi proprio così? Le parole di Monk sembrano celare un sottile significato alternativo.
Il bello degli aforismi è che sono polisemantici...
Forse possiamo immaginare di danzare l'architettura. L'immagine suggerisce la giusta levità con cui due argomenti lontani dovrebbero riuscire ad avvicinarsi...a piccoli passi di danza. La parola e la musica si trovano in uno stato di perenne tensione per motivi affatto simili: la frizione che corre tra loro è dovuta al fatto di rappresentare due rappresentazioni del mondo complete e concluse che possono tranquillamente fare a meno l'una dell'altra. Quindi la parola che vuole accostarsi alla musica, ma vale anche per il contrario, quando la musica circonda le parole di un testo, di un libretto o di un titolo, soffre dello stesso problema: dovrebbe sempre farlo con la leggerezza e la tenerezza di un ballo, con le coreografie di un corpo che avanza, che circonda l'altro. Fisicità istintuale, modo di comunicare e avvicinare due linguaggi in perenne crisi tra loro.
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